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21.12.11

Masciandaro: 10+ alla mossa "americana" di Draghi

MILANO "La mossa di Mario Draghi va approvata con pieni voti". Per Donato Masciandaro, direttore del centro di economia monetaria Paolo Baffi alla Bocconi, l'iniezione di liquidità alle banche europee da parte della Bce è stata una buona mossa. E la corsa del sistema creditizio ad approfittare di questo nuovo strumento non dovrebbe destare preoccupazione.
Ma i mercati non sembrano avere apprezzato...
"E' impossibile dare un segno univoco alle scelte del mercato in una situazione di tensione come questa, che durerà almeno fino a marzo, quando si comincerà a capire, con la firma del trattato, se il nuovo patto fiscale europeo, il cosiddetto fiscal compact, riuscirà a mettere in sicurezza i conti pubblici dei 26 Paesi dell'Unione che l'hanno concordato".
Che senso ha lanciare un'asta di rifinanziamento di queste dimensioni, quasi 500 miliardi?
"La Bce può anche occuparsi della stabilità del sistema, dopo aver assolto al suo compito principale, di tenere sotto controllo l'inflazione. In questo caso ha deciso di immettere tutta la liquidità di cui il sistema aveva bisogno e la risposta è stata massiccia. Perciò la mossa di Mario Draghi va approvata con pieni voti".
Come si spiega questa corsa alla liquidità, in particolare delle banche italiane?
"Le banche italiane si trovano in una situazione di tensione della liquidità che non dipende da loro, ma dalla crisi di fiducia nei titoli di Stato italiani, che si è trasmessa ai loro bilanci. Per questo sono in difficoltà a fare investimenti produttivi sia a favore delle imprese italiane, che dello Stato".
E' infondata la preoccupazione delle Borse?
"Le banche italiane si sono comportate in maniera prudente approfittando di questo nuovo strumento, messo a disposizione dalla Bce. Questo ricorso all'asta di rifinanziamento non solo è fisiologico, ma è auspicabile, per consentire al sistema bancario di rispondere alle esigenze dell'industria e del Paese".
Insomma la tensione sui mercati non dipende dall'operazione di oggi...
"I mercati non fanno altro che reagire al clamoroso errore dell'Eba, l'associazione bancaria europea, che ha messo sotto pressione il sistema con due richieste incomprensibili. Da un lato ha chiesto alle banche di aumentare il capitale, quando è univesrsalmente noto che i coefficienti di capitale non vanno mai toccati in una situazione come questa, perché hanno un effetto pro-ciclico. Dall'altro lato ha chiesto di valutare i titoli di Stato detenuti dalle banche al loro prezzo di mercato, anche questa una pessima idea nell'attuale congiuntura".
E quindi?
"Quindi sui mercati si trasmette la tensione di questo squilibrio, in cui le azioni della mano sinistra non vanno d'accordo con i movimenti della mano destra, cioè l'Eba non sta facendo quello che invece sta cercando di fare la Bce".

6.12.11

Farinetti: mettiamo le teste migliori sul turismo

MILANO "Dovevamo aspettarcelo". Oscar Farinetti, patron di Eataly, la grande vetrina del Made in Italy alimentare di qualità con negozi in tutto il mondo, affronta la crisi con filosofia. "L'Italia è come una famiglia che per vent'anni ha speso troppo, vivendo al di sopra dei suoi mezzi, e adesso deve tirare la cinghia, ma non durerà in eterno".
Lo shopping natalizio non sarà facile in queste condizioni... "Certamente no, ma dovremo metterci il cuore in pace. La gente è spaventata dalla crisi e compra di meno, di conseguenza noi commercianti andremo a guadagnare di meno degli altri anni. Anche noi stiamo incassando il 10 per cento in meno rispetto alle previsioni. Proprio per questo bisogna ricorrere alla creatività e farsi venire delle idee".
Ad esempio?
"Abbiamo raccolto la sfida del governo e facciamo anche noi la nostra manovra, ad esempio".
In che cosa consiste?
"I pensionati che vengono a fare shopping da noi hanno diritto a sconti speciali su determinati prodotti. Nei nostri negozi c'è una focalizzazione speciale sui primi prezzi dei prodotti di alta qualità, in modo da creare un paniere più economico senza scadere di livello".
E come riuscite a far quadrare i conti?
"Accorciando la filiera e facendo grossi numeri, si riesce. Chi ha più giro d'affari può anche permettersi dei margini più limitati, che i piccoli non riescono a reggere. L'unione fa la forza..."
Conta anche il marketing...
"Non più. E' inutile inventarsi argomenti percepiti dal pubblico come aria fritta. Le furbate non tirano più. Riesce a vendere bene chi racconta la verità e vende prodotti genuini".
E in prospettiva, come la vede?
"Spero che dopo la fase A, quella dei risparmi, si passi alla fase B, quella del rilancio, con un buon piano per lo sviluppo".
Lei su cosa punterebbe?
"Sul turismo e sul commercio estero. E' importante rilanciare i consumi interni, ma quello di cui abbiamo bisogno è incrementare il flusso dei soldi che vengono da fuori".
E quindi?
"Bisogna mettere le migliori teste che abbiamo nello sviluppo del turismo e del commercio estero. Sono comparti che potrebbero facilmente raddoppiare se venissero sostenuti nel modo giusto. Ci vuole dinamismo, decisioni rapide. Vengo da un colloquio con i responsabili del mercato del Covent Garden a Londra, che mi stanno facendo ponti d'oro per collocare lì un negozio Eataly, perché sanno che così attirano i turisti. Londra attira 30 milioni di turisti all'anno, cinque volte più di Roma. Perché?"