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22 settembre 2011

Il vento è ripartito, ma non soffia da queste parti

L'eolico ha ripreso a correre a livello globale, ma in Italia la crescita resta lenta. Con 18,4 gigawatt installati nella prima metà dell'anno e 43,9 previsti a fine anno, nel 2011 l'energia del vento mette a segno un balzo che per ora supera il 20% rispetto all'anno scorso. Nei primi sei mesi del 2011, in base al rapporto della World Wind Energy Association, la potenza totale installata è arrivata a 215.000 megawatt. Un quarto di questi si trovano in Cina (52.800 megawatt), che nel primo semestre dell'anno ha consolidato la sua leadership avviandone altri 8.000. Gli Usa si sono invece fermati a 2.252 megawatt in più, mantenendo comunque il secondo posto con un totale di 42.432 megawatt installati. Ma la vera sorpresa del rapporto è l'India, che con 1.480 megawatt avviati nel primo semestre ha raggiunto quota 14.550 ed è sempre più vicina alla Germania (+766 megawatt a 27.981 megawatt) e alla Spagna (+480 megawatt a 21.150 megawatt). L'Italia arriva in sesta posizione con 6.200 megawatt, grazie a un installato superiore a quello della Francia (6.060 megawatt), ormai tallonata dalla Gran Bretagna, a 5.707 megawatt.

Saranno proprio questi due Paesi, secondo la European Wind Energy Association, a mettere a segno la crescita più spettacolare nei prossimi anni. In base al rapporto Pure Power, nel 2020 l'Unione raggiungerà una capacità eolica pari a 265 gigawatt, in grado di soddisfare il 18,4% di consumi elettrici europei, soprattutto grazie alla cavalcata del Regno Unito, che dovrebbe sestuplicare la sua potenza eolica da 5.204 a 34.000 megawatt, e della Francia, da 5.660 a 26.000 megawatt. In tutti e due i casi, il balzo spettacolare avverrà grazie all'eolico offshore, che Francia e Inghilterra stanno sviluppando aggressivamente proprio in questo periodo. Ma anche Germania e Spagna - che dovrebbero raddoppiare da 27.214 a 52.000 megawatt e da 20.676 a 42.500 megawatt rispettivamente - puntano molto sull'offshore.
Non a caso il vento del mare è quello che raccoglie maggiori investimenti. Il fondo americano Blackstone, ad esempio, ha appena annunciato un investimento di 2,5 miliardi di euro nelle acque del Mare del Nord tedesco per i parchi di Meerwind e Noerdlicher Grund, che avranno assieme una potenza di oltre 600 megawatt. A New York il tratto di oceano davanti a Long Island è destinato a ospitare 700 megawatt di pale, con un investimento di 2,7 miliardi di dollari, grazie alla nascita di un consorzio fra la Long Island Power Authority (Lipa), la New York Power Authority (Nypa) e l'operatore Con Edison.
In Italia, invece, l'eolico offshore resta al palo prima ancora di nascere. Tutti gli investimenti proposti, da quello di Effeventi al largo della costa molisana a quello di Enel Green Power davanti a Gela, fino al progetto più recente nel golfo dell'Asinara in Sardegna, sono stati immediatamente stoppati dalle resistenze locali. Ma in base alle valutazioni dell'Associazione Nazionale Energia del Vento, l'eolico offshore potrebbe arrivare almeno fino a 680 megawatt installati entro il 2020. E secondo Bruno Baldissara dell'Enea, "in uno scenario particolarmente favorevole si potrebbero superare i 1.500 megawatt". Resta il fatto che le caratteristiche dei nostri mari non sono ideali per questa tecnologia, che si sviluppa meglio sui fondali bassi come quelli che si trovano nei mari del Nord.
Il rapporto Pure Power prevede che l'Italia passi dai 5.797 megawatt eolici in funzione a fine 2010 (3,2% della domanda) a 18.000 megawatt nel 2020, equivalenti a una copertura del 10% dei consumi elettrici italiani, ma le incertezze normative per ora frenano la crescita potenziale. "Mentre il mondo intero riconosce nell'eolico un settore strategico per crescita e sviluppo, in Italia l'ennesimo taglio del 10% previsto con la Robin Tax è sintomo dello scarso interesse da parte del governo per un comparto che potrebbe rilanciare l'economia nazionale con importanti benefici in termini di occupazione", commenta Simone Togni, presidente dell'Associazione Nazionale Energia del Vento. Il potenziale occupazionale dell'eolico, secondo le valutazioni dell'Anev, è di 67.010 addetti al 2020, nel caso il settore riprendesse a crescere come l'anno scorso, prima del taglio degli incentivi, già decurtati del 35% prima ancora della Robin Tax. Malgrado il rallentamento, comunque, ancora qualcosa si muove: il 7 ottobre Falck Renewables inaugura il parco eolico più grande d'Italia tra Buddusò e Alà dei Sardi. Con 69 turbine e 138 megawatt di potenza installata, il nuovo parco è uno dei maggiori a livello europeo. Collocato in una delle zone più ventose del Paese, consentirà di generare 330 gigawattora all'anno di energia pulita, sufficiente per coprire il fabbisogno di 110.000 famiglie. Proprio grazie all'eolico, Falck Renewables ha archiviato il primo semestre dell'anno con una crescita a due cifre: i ricavi a 114 milioni (+32%), il margine operativo lordo in aumento del 39% a 65 milioni e l'utile netto in aumento del 59% a 14,3 milioni. In barba alla Robin Tax e al taglio degli incentivi.

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