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15 gennaio 2005

Covey: il segreto sta nella fiducia

Steven Covey racconta spesso questa storiella: "Una volta un padre mi disse: 'Non riesco a capire mio figlio, non mi sta mai ad ascoltare'. Allora io gli chiesi: 'Non riesci a capire tuo figlio perché lui non ti ascolta?' 'Esattamente', rispose. 'Proviamo di nuovo'. E ripetei: 'Non riesci a capire tuo figlio perché lui non ti ascolta?' 'E' quello che ho detto!' mi rispose. 'Pensavo che per capire qualcuno dovessi essere tu ad ascoltare lui', suggerii". La storiella del padre e del figlio illustra bene il quinto dei sette "comandamenti" di Covey: "Prima cerca di capire e poi di farti capire". Per arrivare alla produzione perfetta, una specie di Nirvana per il più noto guru americano della produttività, secondo Covey basta acquisire questa e le altre sei abitudini fondamentali: agisci deliberatamente, comincia sapendo già dove vuoi arrivare, metti le tue azioni in ordine d'importanza, organizzati in modo da beneficiare anche gli altri e non solo te stesso, cerca le sinergie, rinnovati continuamente. Sembrano luoghi comuni, ma per Covey sono sufficienti, se interiorizzati con metodo, a migliorare in maniera sostanziale la performance di chiunque in qualsiasi ambiente di lavoro (per non parlare della vita privata). E a giudicare dai suoi successi il metodo funziona. Covey è stato recentemente inserito dalla rivista Time nella lista dei 25 americani più influenti: fra i suoi clienti non ci sono solo grandi multinazionali come Wal-Mart, Toyota, Shell, Siemens, Nestlè e General Motors, ma anche leader politici come Kim Dae Jung, Vicente Fox, Margaret Thatcher o Bill Clinton. L'incrollabile fiducia di Covey nella capacità di reinventarsi, di rimettersi continuamente in discussione, di collaborare con gli altri, è un tratto tipicamente americano, difficile da applicare in contesti sociali diversi, dove la mobilità sociale e geografica è molto meno spiccata. Ma proprio per l'estrema rigidità degli ambienti di lavoro europei, la sfida di applicare anche da questa parte dell'Atlantico le regole di vita che il guru mormone cerca di insegnare ai suoi clienti diventa particolarmente attraente. Secondo un recente sondaggio di Harris Interactive, meno di metà (44%) dei dipendenti di una grande impresa hanno una comprensione chiara degli obiettivi ultimi della loro società. Solo uno su sei pensa che la società si sia data una meta precisa. Uno su cinque dichiara di sentirsi impegnato a raggiungerli e uno su dieci li condivide completamente. La maggior parte degli intervistati ammette di spendere oltre la metà del proprio tempo a sbrigare incarichi urgenti ma non realmente importanti. "Mettendo insieme questi dati - nota Covey - c'è poco da stupirsi che molte organizzazioni finiscano per perdere di vista le vere priorità e per mancare i propri obiettivi". In un'epoca caratterizzata dalla necessità per le aziende di crescere limitando i costi, liberare il potenziale umano già presente, ma imprigionato dalle carenze strategiche interne, può diventare una formidabile occasione di sviluppo. "Il più grande tesoro di un'azienda - spiega Covey - è quello che ha già: sono i suoi dipendenti. Basta riscoprirli e valorizzarli". Un altro punto fondamentale degli insegnamenti di Covey, l'importanza della fiducia all'interno delle grandi organizzazioni, suona molto attuale di questi tempi, sotto il segno di Enron e Parmalat. "Il costo della mancanza di fiducia in un'azienda è altissimo - commenta Covey - anche se risulta difficile quantificarne le ricadute sui risultati di bilancio". Alla platea del World Business Forum, Covey spiegherà com'è possibile interrompere il circolo vizioso delle emergenze continue, per rimettere a fuoco gli scopi più importanti su cui si deve incentrare l'attività di ogni individuo e di ogni team che faccia parte di una vasta organizzazione. Soprattutto in un'epoca di congiuntura stagnante, come quella che sta vivendo l'Europa in questi anni, si sente davvero il bisogno di rimettere ordine nelle priorità e di creare una cultura aziendale più vibrante. Riposizionare le proprie abitudini e scoprire il potenziale umano nascosto nelle pieghe della routine, che ci intontisce giorno dopo giorno, potrebbe essere un ottimo antidoto per scuotersi di dosso la sensazione di girare in tondo, che ormai opprime l'industria italiana.

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