Pagine

9 maggio 2005

Scaroni e Mincato: carbone contro gas

Il caro vecchio metano, a cui tutti gli italiani sono abituati? O il carbone nero e polveroso, ma tanto più economico? Per non parlare del nucleare, che tutti rimpiangono ma nessuno vuole? La scelta su quale fonte puntare in Italia per la generazione elettrica del futuro si sta compiendo adesso. Se n' è accorto Paolo Scaroni, amministratore delegato di Enel, che nel suo ultimo piano strategico ha annunciato l' intenzione di raddoppiare da qui al 2008 la capacità di generazione elettrica da carbone dell' operatore dominante sul mercato italiano. Se n' è accorto anche Vittorio Mincato, che da molti mesi batte la grancassa contro il carbone a favore del gas naturale, di cui guarda caso detiene il monopolio. E se n' è accorta la gente di Civitavecchia, dove Enel vuole riconvertire a «carbone pulito» una vecchia centrale a olio combustibile (Torre Valdaliga), non più competitiva e sostanzialmente ferma. Nei piani dell' ex monopolista, ai 2 mila megawatt di Torre Valdaliga dovranno aggiungersi almeno i 2.600 di Porto Tolle e altri 1.200 di Rossano Calabro, per permettere all' Enel di rimpiazzare quasi del tutto, da qui al 2010, il problematico e caro olio combustibile. La scelta è molto importante, se è vero, come risulta da uno studio del ministero delle Attività produttive, che nel giro di 15 anni il fabbisogno di energia elettrica degli italiani è destinato a crescere del 25%. «Le fonti che sceglieremo per coprire la nuova domanda e per sostituire le vecchie centrali obsolete saranno determinanti per la formazione del prezzo dell' energia elettrica nei prossimi decenni», fa notare Giordano Serena, presidente di Assoelettrica. Mentre gli altri operatori italiani costruiscono quasi solo comode centrali a gas, Enel è sempre più concentrata sull' aspetto del taglio dei costi: da un lato con il nucleare all' estero, visto che in Italia le barriere sono insuperabili, e dall' altro con il carbone al posto dell' olio, enti locali permettendo. «Andiamo verso una dipendenza eccessiva del nostro sistema elettrico dal gas - commenta il presidente di Enel, Piero Gnudi -. Se vogliamo modificare la struttura dei costi dell' energia dobbiamo fare largo uso del carbone, vittima di pregiudizi». Oltre all' assenza di energia nucleare, la principale anomalia italiana è proprio l' uso limitato del carbone, che non supera il 13% della produzione elettrica, mentre l' Europa si basa per almeno due terzi sull' accoppiata nucleare e carbone. Se la strategia di Enel andrà in porto, l' uso del carbone in Italia crescerà al 24% (contro un 31% di media europea) e il riequilibrio del mix di combustibili potrebbe far scendere del 20-25% il prezzo dell' energia in Italia, oggi di gran lunga il più elevato d' Europa. Ma le resistenze sono fortissime, come dimostra l' irritata reazione di Mincato, che ha insistito più volte a favore del gas: secondo il numero uno di Eni, il carbone «non è poi così economico come qualcuno crede», ed è comunque incompatibile con i vincoli ambientali imposti dal protocollo di Kyoto. «È inutile - commenta Serena - mettere a confronto le strategie di Scaroni e Mincato. Il core business dell' uno è produrre energia, dell' altro è vendere idrocarburi. Ognuno fa il suo mestiere». E sullo sfondo incombe la stretta finale sulle nomine ai vertici delle due aziende di Stato, che radicalizza le rivalità, anche perché Scaroni è considerato un pretendente al trono di Mincato. Stavolta è proprio il petroliere a ergersi a paladino dell' ambiente: «Per ridurre la Co2 - sostiene Mincato - la strada più efficace resta la progressiva sostituzione del carbone e dell' olio combustibile con il gas naturale». E Legambiente, con il suo pregiudiziale «no al carbone», gli dà ragione, scatenando fortissime resistenze locali ai piani di riconversione di Enel. Ma è proprio su questo punto che arrivano le contestazioni più dure dal fronte pro-carbone. Come ha dimostrato Enel portando gli amministratori locali di Porto Tolle a visitare le più avanzate centrali a carbone del mondo, ad Haramachi in Giappone e a Mai Liao nell' isola di Taiwan, il carbone non è più quello di una volta. Rispetto a una centrale a olio, il carbone pulito riduce l' inquinamento del 70%. Restano, è vero, le emissioni di anidride carbonica. «Ma per fare un confronto fra gas e carbone - sostiene Andrea Clavarino, presidente di Assocarboni - bisogna prendere in esame anche le emissioni precombustione, che nei giacimenti di gas da cui si approvvigiona Eni sono altissime». Non a caso, da quando il governo norvegese ha imposto una carbon tax sull' industria estrattiva, nei giacimenti di gas del Mare del Nord si sta sperimentando il sequestro geologico della Co2 in strati acquiferi profondi, che potrebbe risolvere il problema. Anche per il carbone. «Se funzionerà il sequestro geologico della Co2 - dice Clavarino - il carbone avrà fatto bingo...».

Nessun commento: