28.3.09
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23.3.09
James Lovelock, ultimo appello del profeta di Gaia
17.3.09
Produrre energia in proprio dà fiato alle imprese
Mi faccia un esempio.
"Prendiamo un piccolo impianto idroelettrico, in grado di produrre 2 milioni di kilowattora l’anno e con una vita utile di 30 anni. Un impianto così, da sempre tipico di zone molto ricche d'acqua come la Lombardia, è capace di assicurare un tasso interno di rendimento ben superiore al costo del capitale investito, sia che l’energia sia completamente utilizzata per i processi produttivi industriali, sia che parte di essa (o al limite, tutta) sia venduta alla rete nazionale. In questo tipo di investimento, nel caso del 100% di autoconsumo, il tasso interno di rendimento raggiungerebbe il 18,3%. Anche calcolando un costo del capitale alto, al 7,5%, si ottiene una rilevante generazione di valore. Il periodo di rientro dell’investimento sarebbe di 8 anni. Se invece l'energia va in rete, tutta o in parte, il rendimento scende leggermente e il periodo di rientro si allunga di un anno". E per il fotovoltaico, che si può installare su qualsiasi capannone, o anche sul tetto di casa? "Il fotovoltaico è un impianto molto più costoso e quindi ha periodi di rientro più lunghi, nell'ordine dei 17-19 anni, ma anche per l'energia del sole c'è un rendimento notevole, che si aggira sull'8-9%, sempre superiore al costo del capitale. Se poi si vende alla rete il rischio è nullo e quindi il finanziamento può essere anche meno caro, nell'ordine del 5%. In questo caso il rendimento aumenta al 10% o anche oltre". Perché il rischio è nullo? "Grazie alla legislazione vigente, la rete è obbligata a ritirare tutta l'energia rinnovabile prodotta dai privati, pagandola a un prezzo di favore giù prefissato. Si tratta di una condizione particolarmente favorevole, sempre più rara nel panorama industriale contemporaneo: di solito quando un'azienda costruisce un impianto elettrico non sa a che congiuntura andrà incontro e quindi non ha la certezza di vendere l'energia prodotta, né a che prezzo la venderà. Oggi, ad esempio, i prezzi stanno scendendo. Ma questo non penalizza in alcun modo i produttori di energia da fonti rinnovabili, che sono protetti dall'incentivazione per tutta la vita dell'impianto". Perché il rendimento è più alto in caso di autoconsumo? "Quando l'impresa vende a se stessa c'è anche un dato di costo evitato. L'imprenditore paga in media l'energia 12,5-13 centesimi al kilowattora, il costo più alto d'Europa, escluse le tasse che sono equivalenti per tutti. Vende l'energia alla rete per 8 centesimi al kilowattora. Se invece di venderla la consuma in casa, evita quel costo in più di 4-5 centesimi al kWh. Se questo tipo di impianti fossero più diffusi, il sistema industriale italiano recupererebbe quel gap di competitività che ora lo distanzia dalle imprese estere sul costo dell'energia".
13.3.09
Green Jobs, 20 milioni di posti di lavoro
Non ci sono solo tagli all'occupazione. Le previsioni, è vero, sono negative: il numero dei disoccupati in Italia aumenta, entro fine anno potrebbero essere due milioni. Ma in questo panorama c’è chi va controcorrente: il settore dell'energia, ad esempio, con le fonti rinnovabili in pole position nelle assunzioni. L'Enel, ad esempio, ha pianificato ben tremila assunzioni nei prossimi treanni, di cui mille nel 2009. A livello globale, il mercato del "lavoro verde" è destinato a espandersi oltre il limite di 20 milioni di lavoratori entro il 2020, di cui circa mezzo milione solo in Italia. Il business delle energie verdi, secondo il rapporto delle Nazioni Unite, "Green Jobs: Towards Decent Work in a Sustainable, Low-Carbon World", avrà un impatto sostanziale sull’orizzonte professionale dei vari Paesi. Dalla filiera di produzione delle bioenergie - intese come energia ottenuta dalla combustione di biomasse o di biocarburanti - l'Onu si attende l'apporto maggiore: 12 milioni di posti di lavoro (rispetto ai 2 milioni attuali), di cui quasi 300mila in Italia. Nella fabbricazione, installazione e manutenzione di pannelli solari saranno impiegati, entro il 2020, circa 6,3 milioni di lavoratori (rispetto ai 170mila attuali). Due milioni, invece, saranno coinvolti nel settore dell’eolico (oggi 300mila). E poi c’è la strada dell’efficienza energetica nell'edilizia, del riciclaggio dei rifiuti e quella dello sviluppo di veicoli ecologici. Alla fine dell'elenco, 20 milioni di lavoratori sembra addirittura una cifra riduttiva. Così alle tute blu, ai colletti bianchi, ai colletti grigi di chi non vuole andare in pensione, alle quote rosa e alle tute arancioni degli esploratori della net economy, oggi bisogna aggiungere un colore nuovo all'arcobaleno del mercato del lavoro: quello dei "colletti verdi", che ormai si aggirano in modo trasversale in diversi settori, dall’agricoltura all’impiantistica industriale, dall’architettura a impatto zero fino al managment ambientalista. Il problema, semmai, è la mancanza di skill professionali dedicati. "Nel mondo delle energie alternative c'è molto bisogno di manodopera specializzata e di manager con un'esperienza nel settore, ma abbiamo grandi difficoltà a trovare le competenze giuste", spiega Pietro Valdes, cacciatore di teste per Michael Page, specializzato nel mondo dell'engineering. I "colletti verdi", infatti, spaziano fra diverse figure professionali, dall’ingegnere meccanico che si dedica alla progettazione di impianti a biomasse, all’operaio eolico addetto alla manutenzione delle turbine. Cresce anche il numero di aziende che assumono figure in grado di provvedere alla razionalizzazione dei consumi e all’efficienza energetica, ricoprendo il ruolo di energy manager o di esperti del riciclo. I liberi professionisti, a partire dall’agronomo fino al consulente "verde", si stanno attrezzando per riuscire a rispondere efficacemente alle esigenze del settore, con competenze specifiche. Nasce un vero e proprio sistema verde, dunque, che in alcuni casi arriva a comprendere perfino l’idraulico ambientalista, che decide di specializzarsi nelle caldaie a biogas, o l’elettricista che installa pannelli solari, abbandonando il vecchio scaldabagno. Anche fra gli artigiani, dunque, c'è chi sceglie di legare i propri affari alla diffusione delle fonti alternative.
Etichette: fonti rinnovabili
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1.3.09
Fotovoltaico, ogni anno si radoppia
Sorpresa: l'Italia dell'energia solare sta diventando attraente per gli stranieri. Questo perché, dopo il taglio in Germania e Spagna delle tariffe per l'incentivazione all'installazione degli impianti fotovoltaici, il nostro è diventato il Paese del Vecchio Continente che può contare sugli aiuti pubblici più elevati. E nonostante gli effetti della crisi, si prevede un forte aumento della potenza installata, con tassi almeno a due cifre per i prossimi cinque anni, quando già nel 2008 la crescita si è attestata al 170%, passando dai 120 megawatt di fine 2007 ai 327 di fine 2008. Per quest'anno, Gianni Silvestrini del Kyoto Club ha appena rivisto al rialzo le sue stime, prevedendo che le installazioni sorpasseranno complessivamente la soglia dei 1000 megawatt e quella dei 2000 già nel 2010. "Il consenso fra gli operatori parla di almeno altri 400 megawatt per quest'anno, ma è una stima prudenziale e quindi l'obiettivo del Kyoto Club non sembra affatto campato per aria", conferma Gualtiero Seva, responsabile per il fotovoltaico di Mitsubishi in Italia e consigliere di Assosolare. Mitsubishi è uno dei leader mondiali di celle, che produce tutte in Giappone. L'Italia è stata il primo mercato europeo dove ha insediato una filiale. "Da quando abbiamo aperto nel 2004, ogni anno raddoppiamo le vendite: così siamo arrivati a un fatturato di 80 milioni e prevediamo di raddoppiare ancora nel 2009", commenta Seva. Ha fatto scalpore, tra gli addetti ai lavori, uno studio della McKinsey che indica l'Italia, insieme alla California, come il Paese più vicino al mondo, oggi, alla "grid parity" fotovoltaica. Ovvero a quel punto di pareggio in cui una cella solare, sotto un cospicuo irraggiamento, riesce a produrre elettricità a costi uguali o persino inferiori a quelli prevalenti di mercato, modulati sulle fonti fossili. Già l'estate scorsa, sulla Borsa elettrica del Gme vi sono stati numerosi casi di richieste spot di picco diurno giunte a 50-60 centesimi per kilowattora, soddisfatte da forniture via rinnovabili. C'è da chiedersi però quanto di questo valore rimanga in Italia, andando quindi a remunerare gli investimenti delle nostre imprese e indirettamente – attraverso l'imposizione fiscale e la creazione di posti di lavoro – il denaro pubblico messo sul piatto dagli incentivi di Conto Energia (finora 50 milioni di euro). In base a uno studio dell'Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, nelle tasche del Belpaese rimarrebbe poco, perché le aziende nostrane si concentrano là dove il margine è più basso (dal 7 al 17%), cioè a valle della filiera, nella distribuzione e nell'installazione degli impianti. Mentre a monte – cioè nella produzione e vendita del silicio e dei pannelli, dove i margini superano il 50% – l'import raggiunge quota 98% e il restante 2% è rappresentato da imprese estere con filiale italiana. Bisognerebbe allora concentrarsi sulla sezione a monte della filiera, dove finora si è mosso ben poco in Italia. Non esiste una produzione nazionale di silicio policristallino, la materia prima di base dei pannelli fotovoltaici. La Silfab di Franco Traverso, insieme a due investitori asiatici, punta alla creazione di un polo produttivo italiano a Borgofranco d'Ivrea, che dovrebbe partire all'inizio del 2010. E anche sulla produzione di pannelli non siamo messi molto meglio. Ora ci sta investendo Sorgenia con un impianto in Sardegna, a Villacidro. Enel ha stretto un'alleanza con la giapponese Sharp per la realizzazione di una fabbrica in Sicilia, operativa dal 2010. Il gruppo Marcegaglia sta montando uno stabilimento ad alta tecnologia nel Varesotto. L'Electrolux di Scandicci sta per essere riconvertita a questa produzione. Solarday, che sforna già i moduli, vuole entrare nella produzione di celle su vasta scala. Poi c'è chi punta sulle tecnologie più innovative: il gruppo Moncada sta investendo nella produzione di pannelli di film sottile e la Esco Energy si sta cimentando nel solare “organico”. Ma sono successi ancora tutti da vedere.
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