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14 gennaio 2012

Masciandaro, declassare le agenzie di rating

"C'è da meravigliarsi dell'attenzione che ancora si accorda alle agenzie di rating". Per Donato Masciandaro, direttore del Centro Paolo Baffi di economia monetaria e professore alla Bocconi, i giudizi di queste società non dovrebbero più avere gli effetti roboanti che hanno sui mercati.
Perché?
"La fortuna delle agenzie di rating è nata quando hanno cominciato a fornire delle informazioni inedite. La loro attività era determinante per tre motivi: perché visitando gli emittenti ottenevano informazioni a cui nessun altro aveva accesso, perché i loro metodi di analisi o il loro personale erano considerati di una qualità superiore e perché erano soggetti terzi, percepiti come indipendenti. In questo modo sono diventate talmente utili che gli investitori non potevano più prescindere dai loro giudizi".
E ora?
"Ora non è più così: i loro giudizi si basano su informazioni pubbliche, le stesse che possiamo avere tutti; i loro metodi di analisi sono sempre più diffusi e non sono migliori di quelli usati da altri analisti; non sono più soggetti indipendenti, da quando si fanno pagare i loro giudizi dalle stessosocietà emittenti".
Ma allora perché restano così determinanti?
"Solo perché sono diventati parte integrante delle regole. I loro giudizi sono stati istituzionalizzati con il loro inserimento nella regolamentazione dei mercati. Tutto il loro peso dipende da questo".
Che cosa bisognerebbe fare per ridurre questo peso?
"Basterebbe 'declassare' i loro giudizi alla stregua di quelli formulati da tanti altri soggetti privati, che vengono utilizzati dagli investitori come strumenti d'informazione, ma non hanno lo stesso effetto sui mercati, perché non fanno parte di nessuna regolamentazione".
Ma se non sono più utili come una volta, perché non si cambia?
"Il problema è che questo ruolo esagerato delle agenzie di rating fa comodo un po' a tutti. Fa comodo agli emittenti, che hanno capito che per soddisfare i mercati non serve un comportamento virtuoso, ma solo un buon rating. Fanno comodo agli investitori, che non devono più andarsi a cercare le informazioni più esclusive, perché sanno già che il mercato andrà dietro al giudizio delle agenzie di rating. E fanno comodo anche alle autorità di controllo, che grazie a loro possono evitare di prendersi alcune responsabilità".
Contenti tutti, ma le distorsioni restano: non c'è speranza di uscirne?
"Negli Stati Uniti ci stanno provando, in Europa no. Anzi, si sta andando nella direzione opposta e si cercadi correggere queste distorsioni imbrigliando le agenzie di rating in regole più stringenti. Ma il punto non è questo".
E qual è?
"Bisogna toglierle dalle regolamentazioni, riducendo il loro status a quello di tutte le altre società di analisi. Altrimenti i mercati continueranno a essere dominati dallo strapotere ingiustificato di un oligopolio".

1 commento:

Blog di gruppo ha detto...

Occorre molta ingenuità o malafede per pensare che gli uomini scelgano le loro credenze indipendentemente dalla loro condizione. Lungi dal pensare che i sistemi politici determinino le forme di esistenze sociale, sono queste che danno un senso alle ideologie che le esprimono: quei segni costituiscono un linguaggio solo in presenza degli oggetti ai quali si riferiscono.
(Claude Lévi-Strauss, "Tristi Tropici")